Salta al contenuto principale
Home
Mobile menu expand icon Menu Chiudi
  • I tuoi bisogni
  • Soluzioni
    • Assicurazione Crediti
    • Finanziamenti
    • Cauzioni / Garanzie
    • Investimenti
    • Garanzie Finanziarie
    • Reinsurance
    • Partecipazione al Rischio
  • Rischio Paese
  • Polo di conoscenze
  • Contatti
  • Chi siamo
    • Credendo – Export Credit Agency
    • Credendo – Trade Credit Insurance
    • Credendo – Guarantees & Speciality Risks
    • Sustainability at Credendo
  • Sala stampa
  • Lavora con noi
  • Login
  • English
  • Česky
  • Nederlands
  • Français
  • Deutsch
  • Italiano
  • Polski
  • Slovensky
  • Español

La politica estera americana di Trump incide sui rischi geopolitici

Briciole di pane

  1. Home
  2. Polo di conoscenze
  3. La politica estera americana di Trump incide sui rischi geopolitici
22/05/2025

Filed under

Notizie sul Paese

share article

Punti salienti

  • Il cambio di direzione della politica estera americana favorisce una presa di posizione autoritaria e la fine della cooperazione.
  • La politica isolazionista e transattiva di Trump avrà una influenza molto ampia sui rischi geopolitici, che si irradierà dall’Ucraina al Medio Oriente, all’Asia.
  • La rivalità tra Stati Uniti e Cina minaccia l’Asia a causa dei molteplici rischi di conflitto ad alto potenziale, del logorato impegno americano in tema di sicurezza e dei blocchi geopolitici in via di formazione.
  • Si prevede una accelerazione delle spese militari tra gli alleati americani a compensazione dell’incerta copertura di sicurezza USA.
  • La Cina dovrebbe trarre vantaggio dalla credibilità intaccata degli Stati Uniti, mentre il fato dell’Unione Europea dipenderà in larga parte dalla sua unità, dalla capacità di difendersi e dall’innovazione. 

I valori del movimento MAGA fanno cambiare rotta alla politica estera USA

Il reinsediamento di Donald Trump e del suo movimento MAGA alla presidenza americana ha avuto un forte impatto non solo sull’economia e sul commercio globali, ma anche sul contesto geopolitico, in particolare a causa del cambiamento di rotta radicale delle politiche americane, che rispecchiano una amministrazione USA che opera in base ad un insieme di valori antitetici rispetto al resto del mondo occidentale in materia di cooperazione internazionale, prese di posizione autoritarie e prevalenza del nazionalismo economico sul libero scambio. Inoltre tale cambiamento sta avvenendo ad una velocità senza precedenti, con Trump che ha utilizzato il suo crescente potere presidenziale per emanare unilateralmente 140 ordini esecutivi, il numero più elevato mai registrato nei primi 100 giorni di qualunque presidente americano, nonostante il Congresso sia a maggioranza repubblicana.

I rischi geopolitici evolvono nel quadro di un paradigma dominante di equilibrio di potenza

La posizione dell’amministrazione Trump in materia di affari internazionali abbraccia chiaramente una visione basata sull’hard power militare, in linea con la visione del mondo della Russia e con l’approccio coercitivo della Cina, per cui le grandi potenze con la maggiore potenza militare hanno il diritto di dominare i propri vicini e di difendere la propria sfera di influenza. Per quanto riguarda l’Ucraina, i recenti sviluppi, dal voto USA accodato a quello russo all’ONU, alle accuse all’Ucraina di aver dato inizio alla guerra anziché alla Russia, all’approvazione delle ambizioni territoriali di Putin da parte di Trump e la disponibilità a porre fine al conflitto anziché raggiungere una pace duratura, fino ai colloqui bilaterali fra Russia e USA con l’esclusione dell’Ucraina e dell’Unione Europea, rappresentano una brutale inversione di marcia per un partner chiave del conflitto, e un forte deterioramento delle relazioni fra America ed Ucraina e più in generale di quelle transatlantiche. Con il procrastinarsi dei negoziati per raggiungere un accordo di pace, il rischio è che gli USA ad un certo punto si ritirino dal conflitto ucraino, lasciando irrisolta l’intera disputa e l’Ucraina senza l’aiuto militare americano, incluso il vitale supporto tecnico e di intelligence. In questo frangente, dopo decenni di investimenti irrisori nel settore della difesa, all’Unione Europea mancano le capacità militari e di difesa necessari per compensare la riduzione del sostegno americano.

Trump si era impegnato a far cessare le guerre a Gaza e in Ucraina in 24 ore. Sebbene nel giro di alcune settimane fosse stata raggiunta con successo una tregua a Gaza, da allora Israele ha ripreso e intensificato la sua offensiva sui territori della Striscia. Unitamente al fragile cessate il fuoco in Libano, le forti tensioni in Cisgiordania, l’intensificarsi del conflitto con gli Houthi e le operazioni militari in Libano e Siria, questi eventi stanno facendo aumentare nuovamente le tensioni nella regione. Tuttavia il principale pericolo per la regione resta l’incertezza legata alla capacità da parte di Stati Uniti e Iran di raggiungere un accordo sul programma nucleare iraniano. Se non si dovesse riuscire a raggiungere un compromesso fra le parti, i rischi di conflitto regionale aumenterebbero significativamente.

Il cambiamento radicale sul fronte geopolitico però non si ferma qua. L’amministrazione americana sta discutendo apertamente l’annessione del Canale di Panama e della Groenlandia, ponendo quindi una minaccia ai suoi alleati sul fronte militare. Inoltre gli USA stanno interferendo nelle politiche interne di nazioni alleate (ad esempio nell’Unione Europea) e dichiarano di non essere disponibili ad intervenire nei conflitti esteri. Questo significa che non possono più essere considerati un partner affidabile per la sicurezza da parte della NATO e di altri alleati americani, in particolare in Asia (Taiwan, Giappone e Corea del Sud).

Allarmata dalla minaccia russa e dal possibile venir meno della garanzia di sicurezza americana, la nuova Commissione Europea ha radicalmente spostato il focus delle proprie priorità politiche dal cambiamento climatico alla difesa (competitività e semplificazione). Nel corso di un vertice speciale tenutosi a marzo di quest’anno, i leader dell’UE hanno concordato di aumentare significativamente la spesa a favore della difesa e di ridurre i relativi vincoli di bilancio, con l’accordo di prendere a prestito congiuntamente fino a EUR 150 miliardi. Inoltre l’UE e il Regno Unito stanno collaborando attivamente in materia di difesa, come dimostrato dalla “coalizione dei volenterosi” franco-britannica, volta ad assicurare la pace a seguito di un potenziale accordo di pace in Ucraina. Anche le collaborazioni con altre democrazie liberali si stanno ampliando, tra cui con Giappone, Corea del Sud, Australia e Canada, in quanto paesi che si trovano ad affrontare lo stesso disimpegno da parte degli USA.

La rivalità sino-americana e la minaccia che ne deriva per l’Asia

Attualmente in Asia si sta assistendo ad un rapido riarmo, in Cina così come tra gli alleati americani (Giappone, Corea del Sud e Taiwan). La regione continua ad essere l’epicentro dei più gravi rischi di conflitto potenziali, in particolare nel quadro della rivalità tra Cina e America che si fa sempre più tesa. Nel Mar Meridionale Cinese le tensioni si sono riacutizzate a causa dei frequenti scontri marittimi fra le Filippine e la Cina, mentre Taiwan, che è il paese a maggior rischio di conflitto nella regione, continua ad essere sottoposto alle acuite pressioni militari cinesi. L’approccio transattivo di Trump nei confronti di Taiwan, così come nei confronti degli altri alleati americani in Asia Orientale, ha eroso l’impegno degli USA in materia di sicurezza, rendendolo più incerto. E’ probabile quindi che il Giappone, la Corea del Sud e Taiwan cercheranno di guadagnare tempo facendo alcune concessioni agli Stati Uniti, espandendo nel contempo gli investimenti nella difesa a protezione del proprio territorio e sviluppando cooperazioni con altri alleati nell’Indo-Pacifico. Anche la penisola coreana è a rischio a causa dello sviluppo avanzato degli armamenti nucleari da parte della Corea del Nord, l’intensificarsi del lancio di missili e il recente trattato di difesa reciproca ratificato con la Russia. Inoltre i rischi di conflitto superano i confini dell’Est e Sudest asiatico, come dimostra la recente escalation degli scontri militari tra India e Pakistan. La riaccensione del conflitto tra due potenze nucleari, dove l’India è appoggiata dagli USA e la Cina è un alleato chiave del Pakistan, rappresenta una chiara testimonianza del rischio posto dal nuovo ordine mondiale caotico e dagli emergenti blocchi geopolitici, che potrebbero alimentare i rischi di conflitto rispetto a dispute territoriali non risolte tra paesi.

Infine Donald Trump sta cercando di influenzare le politiche di altri paesi. I leader forti, come il Presidente Erdoğan in Turchia e il Presidente Vučić in Serbia, si sentono sufficientemente imbaldanziti da perseguire le proprie agende, sapendo che Trump probabilmente approverebbe e che l’UE è troppo presa dalle proprie priorità e ha bisogno di loro per la propria sicurezza nazionale: la Turchia infatti è un membro della NATO, ha un esercito potente e si trova in una posizione geografica cruciale, mentre la Serbia recentemente ha approvato lo sfruttamento delle riserve di litio in un progetto che gode di una forte impopolarità. 

La svolta isolazionista degli USA accelererà il disordine mondiale

I primi mesi della seconda amministrazione Trump sono stati segnati da un rapido cambiamento della politica estera e di quella interna e da una elevata imprevedibilità, il che fa sì che probabilmente nel lungo termine la credibilità e legittimità degli USA ne usciranno indebolite, mentre l’Occidente e i paesi alleati cominciano ad allacciare nuove alleanze militari senza la superpotenza mondiale. Questa ridistribuzione delle carte potrebbe andare a vantaggio della Cina e anche dell’Unione Europea, ma solo se quest’ultima rimarrà unita e sarà in grado di difendere il proprio territorio. Più in generale, i recenti sviluppi hanno evidenziato che la presidenza Trump sta decisamente accelerando il declino dell’ordine internazionale guidato dagli USA a causa della sua agenda politica incentrata su “America First”, della riluttanza a fornire garanzie di sicurezza agli alleati americani e della propensione verso gli accordi transattivi e l’uso della coercizione. Per questi motivi si prevede una accelerazione delle attuali tendenze, quali una cooperazione maggiore tra Russia, Corea del Nord e Iran, sanzioni occidentali meno efficaci, un Sud Globale più informale e variabile che si opporrà spesso all’Occidente in merito a varie questioni e che richiederà maggiore influenza, l’espansione dei BRICS, e infine più conflitti in un mondo senza una nazione ai comandi. Al cospetto di un ordine mondiale incerto e in rapida evoluzione, la probabilità che eventi dirompenti abbiano luogo è elevata, e in un mondo basato sull’equilibrio del potere, i paesi più deboli saranno quelli che pagheranno maggiori conseguenze.

Analisti: Pascaline della Faille – p.dellafaille@credendo.com; Raphaël Cecchi – r.cecchi@credendo.com; Jolyn Debuysscher – j.debuysscer@credendo.com; Louise Van Cauwenbergh – l.vancauwenbergh@credendo.com; Andres Hernandez Cardona – a.hernandez.cardona@credendo.com; Jonathan Schotte – j.schotte@credendo.com

22/05/2025

Filed under

Notizie sul Paese

Newsletter

Resta aggiornato grazie a 'Credendo Monthly Overview' e le newsletter di approfondimento 'Risk Insight'

Iscriviti

Ti aspettiamo

Hai bisogno di maggiori informazioni?
Contattaci!

Contattaci
/it/homepage

Credendo

  • Chi siamo
  • Sala stampa
  • Lavora con noi
  • Diritti d'autore ed esonero della responsabilità
  • Canale di segnalazione illeciti Credendo
  • Politica sui Cookie
  • Politica di Divulgazione Responsabile di Credendo
  • Dichiarazione di accessibilità
  • Cookie preferences

Contenuti

  • Soluzioni
  • Testimonianze dei clienti
  • Rischi paese
  • Polo di conoscenze

Social

LinkedIn
Youtube
Spotify
Apple podcasts

Scarica la nostra Risk app:

Logo Credendo
https://apps.apple.com/us/app/credendo-risk/id1306887895
https://play.google.com/store/apps/details?id=com.credendo.credendo&hl=es&gl=US