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Argentina: Rischio politico di MLT promosso alla categoria 6/7

Briciole di pane

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A busy street in Buenos Aires
23/07/2026

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Notizie sul Paese

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Punti salienti

  • Milei ha in larga parte stabilizzato l’economia, con l’inflazione in forte calo e la crescita economica in ripresa.
  • Gli indicatori di solvibilità – fondamentali per il rischio politico di medio/lungo termine – hanno registrato un netto miglioramento grazie alla ristrutturazione del debito e al consolidamento fiscale.
  • Negli ultimi anni il FMI ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per finanziare i disavanzi delle partite correnti, ma si prevede che a partire da quest’anno tale ruolo sarà rivestito dagli investimenti diretti esteri (IDE).
  • La liquidità continua ad essere un punto debole cruciale, in quanto le riserve valutarie restano fortemente negative.
  • Il ritorno del Peronismo e di politiche non convenzionali dopo le elezioni presidenziali nel 2027 rappresenta ancora un grave rischio.

Pro

Ricchezza di materie prime
Saldo impegno a perseguire politiche convenzionali sotto l’amministrazione del Presidente Milei
Ripercussioni limitate dal conflitto in Medio Oriente

Contro

Posizione di liquidità esterna debole
Incertezza politica dopo le elezioni presidenziali del 2027
Vulnerabile ai disastri naturali

Capo di Stato e di Governo

Javier Milei (dal dicembre 2023)

Popolazione

45,7 milioni

Reddito pro capite

USD 13.530

Fascia di reddito

Medio-alta

Principali prodotti esportati

Beni alimentari (37,6% delle entrate correnti nel 2024), carburanti (9,6% nel 2025), altri servizi commerciali (5,6% nel 2025), viaggi (4,2% nel 2025)

Una economia in larga parte stabilizzata grazie al Presidente Milei

Il Presidente neoliberale Javier Milei si è insediato due anni fa, dopo l’ennesima amministrazione non convenzionale peronista che aveva spinto l’economia sull’orlo del collasso, fatto deragliare il programma del FMI e innescato una crisi valutaria. Da allora, Milei è riuscito a mantenere l’economia in gran parte stabile. L’inflazione ha registrato un netto calo dal picco del 211% alla fine del 2023 al 32% alla fine del 2025, pur restando a doppia cifra. La disinflazione è prevista proseguire gradualmente, ad un ritmo che in parte dipenderà dai prezzi globali del petrolio e dei beni alimentari, in particolare se la fragile tregua tra Iran e gli Stati Uniti non dovesse reggere e a seconda dell’intensità de El Niño potenzialmente “mostruoso” in arrivo. Anche l’attività economica ha evidenziato una forte ripresa. Dopo due anni consecutivi di recessione (con una media pari al -1,6% nel periodo 2023–2024), nel 2025 il PIL reale ha registrato una forte crescita pari al 4,4%, e quest’anno è prevista crescere del 3,5%. Persistono i rischi al rialzo per la crescita, alla luce della posizione dell’Argentina quale esportatore netto di carburante dal 2023, e l’impatto diretto della chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz è limitato, dato che l’Argentina ha una bassa esposizione commerciale alla regione del Golfo (circa 1% delle importazioni e 2% delle esportazioni).

Milei è riuscito a risanare i conti, ma permangono delle vulnerabilità

I maggiori risultati ottenuti da Milei riguardano il bilancio: ha implementato il maggior consolidamento fiscale in più di tre decenni, riportando il bilancio in avanzo primario dal 2024 in poi – per la prima volta dal 2008. Questo aggiustamento, cementato dal primo programma del FMI completato con successo in un decennio, ha fatto precipitare il debito pubblico da un livello insostenibile pari al 155% del PIL alla fine del 2023 all’80% del PIL alla fine del 2025, un livello che, per quanto ancora elevato, è tuttavia più gestibile. Guardando al futuro, la netta vittoria del partito di Milei alle elezioni di medio termine del novembre 2025 crea lo spazio politico necessario per portare avanti ulteriori riforme di bilancio necessarie. Il debito pubblico dovrebbe scendere, pur rimanendo ad un livello comunque alto pari al 71% del PIL entro il 2027, il che dovrebbe aiutare a mantenere in essere il programma del FMI. Secondo le valutazioni del FMI, il debito pubblico argentino è sostenibile, ma senza alcuna elevata probabilità che possa continuare ad esserlo, in quanto lo scenario di base si fonda su un rigoroso consolidamento fiscale e su un accesso stabile ai mercati finanziari per rimborsare gli ampi fabbisogni di finanziamenti esteri nei prossimi anni. Questo scenario resta vulnerabile ai rischi di ribasso. Gli scostamenti di bilancio, in particolare nella fase che precede le decisive elezioni presidenziali del 2027, continuano a rappresentare un rischio cruciale, soprattutto in un clima di calo del supporto pubblico a favore di Milei. Sebbene l’affidabilità del debito pubblico sia migliorata - infatti Fitch e S&P rispettivamente a maggio e giugno di quest’anno hanno rivisto al rialzo il rating dall’Argentina, portandolo dalla categoria ad elevato distress “CCC” a “B‑” – e sia ripreso l’accesso ai mercati, permane comunque la fragilità. I rating sovrani restano fortemente speculativi e ben al di sotto dell’investment grade, con Moody’s che conferma il rating di grado inferiore Caa1. Di conseguenza, sarà difficile preservare i recenti progressi in materia di accesso ai mercati, soprattutto alla luce dell’elevata esposizione dell’Argentina alle fluttuazioni delle condizioni finanziarie globali, come conseguenza della sua storia di cattiva gestione economica, delle ricorrenti crisi della bilancia dei pagamenti e dei ripetuti default sovrani. Infine, l’eventuale ripresa del procedimento giudiziario attualmente sospeso contro la società energetica statale YPF (pari a circa il 2,5% del PIL) rimane un’importante passività potenziale.

Il FMI è un punto di riferimento fondamentale per finanziare i disavanzi di parte corrente, ma si prevede che tale ruolo sarà rivestito dagli investimenti diretti esteri (IDE)

L’andamento con l’estero è più eterogeneo. Milei ha abolito gran parte delle restrizioni valutarie che causavano distorsioni e ha attuato una forte svalutazione, ma è arrivato ad un soffio dall’attuare un regime di fluttuazione libera del tasso di cambio. Le partite correnti sono così passate dal riportare un ampio disavanzo pari al -3% del PIL nel 2023 ad un lieve avanzo pari all’1% del PIL nel 2024 in un contesto di compressione delle importazioni a causa della recessione. Tuttavia, con la ripresa della domanda interna e il tasso di cambio sempre più sopravvalutato, nel 2015 il saldo ha ritracciato segnando un moderato deficit pari al -1,3% del PIL. Quest’anno si prevede un leggero disavanzo pari al -0,9% del PIL, ma il rincaro dei prezzi del petrolio e dei cereali potrebbe avere un effetto sorpresa positivo sulle entrate di parte corrente. Dato l’accesso limitato ai mercati di capitale internazionali, negli ultimi anni il FMI è rimasto la fonte primaria di finanziamento estero, e in futuro si prevedono lievi ma graduali cali del disavanzo di parte corrente, grazie principalmente alla crescita delle esportazioni. Questa analisi prospettica è corroborata da diversi fattori. Innanzitutto, si prevede un graduale passaggio verso un tasso di cambio più flessibile, sebbene per un regime di fluttuazione libero, da tempo caldeggiato dal FMI, non vi sia ancora una tempistica precisa, e rimangono in essere tassi di cambio multipli e restrizioni. In secondo luogo, i nuovi accordi commerciali dovrebbero sostenere le esportazioni. L’accordo commerciale stipulato nel 2026 con gli Stati Uniti elimina i dazi su un’ampia gamma di beni, sebbene i dazi strategici (come l’imposta del 50% su acciaio e alluminio) restino in vigore. Inoltre, l’accordo Mercosur-EU, vigente dal 1° maggio di quest’anno, liberalizzerà progressivamente il commercio lungo un periodo di transizione di 15 anni. In terzo luogo, la vasta base di risorse naturali di cui gode l’Argentina, in particolare litio ed energia, offre un forte potenziale in termini di esportazioni. Si prevede che queste dinamiche positive compensino in parte l’aumento dei deflussi dei servizi dei fattori produttivi, determinato dall’allentamento delle restrizioni sul rimpatrio degli utili e dall’aumento dei pagamenti di interessi. Inoltre, si prevede un cambiamento nei modelli di finanziamento. Gli investimenti diretti esteri (IDE), sostenuti dall’esito delle elezioni dello scorso anno, dovrebbero sostituire gradualmente il FMI quale principale fonte di finanziamento esterno a partire dal 2026, sebbene tale transizione dipenderà dal mantenimento della stabilità macroeconomica e della fiducia degli investitori.

La solvibilità è migliorata, ma permane la fragilità in termini di liquidità esterna con il rischio di un’altra crisi valutaria

Gli indicatori di solvibilità hanno riportato un notevole miglioramento. Dato che sono un elemento cruciale del rischio politico di medio/lungo termine, Credendo ha deciso di promuovere il paese alla categoria 6/7. Grazie al risanamento fiscale e alla ristrutturazione del debito, il debito estero è sceso a livelli più sostenibili e il rischio finanziario è stato in parte mitigato dal profilo del debito, con circa l’80% del debito estero a scadenze medio-lunghe – sebbene ciò rifletta anche un accesso limitato ai mercati e la dipendenza dai creditori ufficiali, che rappresentano circa un terzo del debito estero totale. Il debito estero di breve termine è calato ma resta comunque elevato, mentre anche gli indici di servizio del debito mostrano una tendenza al ribasso. In prospettiva, si prevede che il debito estero e gli indici di servizio del debito rimangano sostanzialmente stabili. 
Detto questo, la posizione di liquidità esterna dell’Argentina – da sempre il suo tallone d’Achille – rimane debole. Nonostante le riserve valutarie lorde siano triplicate negli ultimi tre anni, la liquidità rimane limitata, pari a circa due mesi e mezzo di copertura delle importazioni. Inoltre, le riserve valutarie nette (escluse le linee di swap non utilizzate, che solitamente non vengono conteggiate nelle riserve valutarie) rimangono fortemente negative, attestandosi a USD -10 miliardi nell’aprile 2026, in leggero miglioramento rispetto ai USD -11,2 miliardi registrati alla fine del 2023. La banda di oscillazione controllata e sopravvalutata della valuta sta limitando l’accumulo delle riserve, mentre la fuga di capitali e la corsa al dollaro durante le elezioni di medio termine nel 2025 ha rapidamente eroso i guadagni in valuta estera e sono state arrestate solo grazie ad una linea di swap valutario senza precedenti da USD 20 miliardi concessa dal Tesoro statunitense. Di conseguenza, l’Argentina rimane vulnerabile a nuove pressioni valutarie, in linea con la sua storia di ripetute crisi valutarie, le più recenti delle quali si sono verificate nel 2013, 2014, 2018, 2019, 2020, 2023 e 2025. In prospettiva, le riserve valutarie dovrebbero rafforzarsi grazie a maggiori afflussi di investimenti diretti esteri (IDE), ma si prevede che le riserve nette rimangano negative almeno fino al 2027.

Un ritorno al Peronismo dopo le elezioni presidenziali nel 2027 potrebbe innescare un’altra crisi valutaria

Le vulnerabilità strutturali rimangono significative. Gli indicatori istituzionali sono ancora deboli, mentre gli shock climatici – e in particolare le siccità, data la quota storica dell’agricoltura pari a circa il 45% delle entrate di parte corrente – possono indebolire in modo sostanziale i proventi delle esportazioni e incidere sulla liquidità. In questo contesto, un potenziale El Niño “mostruoso” nei prossimi mesi rappresenta un rischio concreto, con la possibilità di distruggere i raccolti a causa delle inondazioni. La dipendenza dal sostegno esterno aumenta ulteriormente il rischio per il Paese: la cruciale linea di swap con gli Stati Uniti non è incondizionata; infatti, le sue condizioni sono poco chiare e potrebbero dipendere dal distanziamento dell’Argentina dalla Cina (il principale partner commerciale dell’Argentina e un importante creditore), dalla stabilità politica di Milei (mentre è probabile un aumento dei disordini) e dalla credibilità delle riforme. Allo stesso tempo, la posizione del FMI come principale creditore dell’Argentina gli conferisce un’esposizione molto elevata e solleva interrogativi sulla sua capacità di agire come prestatore di ultima istanza in una futura crisi della bilancia dei pagamenti. L’incertezza politica rimane un rischio fondamentale, riflettendo la storia dell’Argentina caratterizzata da cicliche inversioni di rotta nelle politiche. Dal ritorno alla democrazia nel 1983, il Peronismo è tornato più volte al potere (1989–1999, 2002–2015, 2019–2023), aumentando il rischio che la storia possa ripetersi. L’episodio del 2018, in particolare, illustra questa dinamica: i dubbi sulle prospettive elettorali del Presidente centrista Macri hanno agito da catalizzatore per una crisi valutaria che ha innescato un’impennata dell’inflazione e una recessione, aprendo infine la strada al ritorno del Peronismo entro la fine del 2019. Rischi simili stanno emergendo in vista delle elezioni del prossimo anno, in cui i sondaggi negativi per Milei potrebbero innescare rapidamente il panico sui mercati (soprattutto alla luce dei persistenti scandali di corruzione nella sua amministrazione) e potenzialmente riaccendere una crisi valutaria e il rapido esaurimento delle riserve valutarie lorde. L’instabilità che ne deriverebbe potrebbe peggiorare i sondaggi di Milei, innescando una dannosa profezia che si autoavvera. Sebbene i recenti miglioramenti nelle politiche suggeriscano la possibilità di rompere con i cicli del passato, la domanda rimane: la storia si ripeterà?

Analista: Jolyn Debuysscher – J.Debuysscher@credendo.com

23/07/2026

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