Nigeria: I recenti segnali incoraggianti di progresso economico si consolideranno?
Punti salienti
- L’impulso avviato dal Presidente Tinubu per ripristinare la stabilità macroeconomica sembra dare i suoi frutti, nonostante i risultati inizialmente gravosi.
- La naira si sta stabilizzando, e l’inflazione sta calando dopo un periodo di forte svalutazione dovuta alla liberalizzazione valutaria.
- Le riforme fiscali mirano a correggere le debolezze strutturali di bilancio, quali la scarsa riscossione delle entrate pubbliche, sebbene permangano ancora significative lacune.
- La Nigeria continua a essere classificata in categorie ad alto rischio a causa dei rischi di sicurezza, degli elevati costi per il servizio del debito e della dipendenza dal petrolio.
Pro
Contro
Capo di Stato e di Governo
Popolazione
PNL pro capite
Fascia di reddito
Principali prodotti esportati
Il Presidente Tinubu prosegue con il suo programma di riforme di vasta portata
Per molti anni, il costoso mercato parallelo dei cambi della Nigeria, ha causato grandi inefficienze e generato una percezione di corruzione, minando strutturalmente la fiducia degli investitori, e questo, in combinazione con la persistente fuga di capitali, gli scarsi afflussi di investimenti e gli shock del mercato petrolifero, ha mantenuto la liquidità sotto pressione. Allo stesso tempo, la sostenibilità delle finanze pubbliche della Nigeria ha destato preoccupazioni a causa dei costosi sussidi sui carburanti e delle entrate fiscali estremamente limitate. Quando il presidente Tinubu è salito al potere nel maggio 2023, ha immediatamente avviato un ambizioso programma di riforme per rilanciare l'economia e attrarre investimenti. L'impatto dell'unificazione dei tassi di cambio paralleli e dell'eliminazione dei sussidi sui carburanti è stato molto gravoso per la maggior parte della popolazione. Infatti, la liberalizzazione della naira ha portato ad un impressionante deprezzamento del 70% sul dollaro USA, a seguito del quale il PIL della Nigeria in dollari USA è più che dimezzato, passando da 476 miliardi di dollari nel 2022 a 188 miliardi di dollari nel 2024. Lo stesso si è osservato per il PIL pro capite.
Da più di due decenni ormai il tasso di povertà del paese più popoloso dell’Africa continua a salire, alimentato da anni di inflazione a doppia cifra. Dopo la liberalizzazione della naira, l’inflazione è balzata al 29% nel 2023 (a/a) e nel novembre del 2024 ha raggiunto il picco al 34%. Questo, unitamente all’eliminazione dei sussidi sui carburanti, ha innescato una crisi del costo della vita e considerevoli tensioni sociali. A seguito di una revisione statistica, nel dicembre 2024 l'inflazione è crollata, dando il via ad una traiettoria discendente sostenuta dalla cessazione del finanziamento del deficit da parte della Banca Centrale della Nigeria (CBN). Per la prima volta in quasi tre anni, nel 2025 l’inflazione è scesa al di sotto del 20%, anche se il FMI non prevede che l'aumento annuale dei prezzi al consumo scenda al 10% prima del 2029. Nel settembre 2025, la CBN ha annunciato il primo taglio dei tassi di interesse da anni. La crescita economica ha superato nuovamente il 4% nel 2024 (3,9% previsto per il 2025) e sebbene sia ancora fortemente dipendente dal petrolio, il contributo dei settori non petroliferi, come la fintech e l'agricoltura, è in aumento.

Si sta avviando una reale inversione di tendenza rispetto alle profonde carenze delle finanze pubbliche?
Nonostante i venti contrari e il malcontento popolare, il Governo di Tinubu ha mantenuto la barra dritta, perseguendo la propria strategia di riforma e dal 2025 alcune metriche macroeconomiche e di bilancio hanno cominciato a migliorare. Una delle carenze più evidenti delle finanze pubbliche nigeriane è rappresentata dalle scarse entrate pubbliche, risultato di corruzione e di sottrazione di fondi pubblici. L’appropriazione indebita e il commercio illegale del petrolio (cosiddetto bunkering) sono fattori significativi alla base di queste mancanze strutturali di entrate, per di più causano un elevato danno ambientale e aggravano l’insicurezza nelle regioni produttrici di petrolio. Per anni il rapporto tra entrate pubbliche e PIL in Nigeria a stento è arrivato al 6%, fra i più bassi al mondo, e ben al di sotto della media dell’Africa subsahariana, che si attesta al 18% del PIL. Le recenti riforme del sistema tributario dovrebbero aiutare a far salire il rapporto al 10% circa del PIL quest’anno, che, pur essendo un livello ancora molto basso per un grande esportatore di petrolio, rappresenta comunque un grande balzo in avanti.
L'onere del pagamento del debito pubblico della Nigeria è notevole, con uno stock di debito pubblico che nel 2024 rappresentava il 39% del PIL (30% nel 2022). Il programma di finanziamento del Presidente Tinubu ha aumentato l’incidenza del debito estero, portandolo da un terzo dello stock di debito pubblico totale nel 2022 a quasi due terzi nel 2024, ed esponendo la Nigeria alla fluttuazione del tasso di cambio e a prezzi del petrolio volatili. Un altro notevole rischio per il bilancio pubblico è rappresentato dall’aumento storico dei debiti accumulati dalle imprese statali nigeriane (State-Owned Enterprises, o SOE), per le quali non si conosce bene l’ammontare in quanto manca una documentazione affidabile. È stata annunciata un’ampia campagna di privatizzazioni per affrontare il rischio di passività potenziali e migliorare l’andamento di queste società in tutti i settori.
Le riserve valutarie sono in via di ripresa
Tra il 2022 e il 2024 la Nigeria ha dovuto fare i conti con un persistente calo delle riserve valutarie, con conseguenti fughe di capitali, un elevato onere di servizio del debito e produzione petrolifera in calo. Inoltre, gli interventi adottati dalla CBN al fine di stabilizzare la naira hanno ulteriormente aumentato le pressioni sulla liquidità. Dopo il passaggio verso un cambio fluttuante gestito avvenuto a metà del 2023, la pressione è continuata in un contesto di incertezza, ma dall’inizio del 2024 le riserve valutarie sono risalite in parallelo con il ridursi degli interventi da parte della CBN. Il livello della liquidità della Nigeria è stato ulteriormente sostenuto da cospicui finanziamenti esteri, da un balzo temporaneo della produzione di petrolio e gas e da minori importazioni di carburante (raffineria Dangote), nonché da altre misure di sostituzione delle importazioni. Di conseguenza, le riserve hanno nuovamente superato i 43 miliardi di USD, sempre secondo la CBN, pari a più di 6 mesi di copertura delle importazioni.

Rischi significativi che ostacolano il gigante africano
Nonostante l’enorme potenziale della seconda maggiore economia dell’Africa subsahariana, nonché paese con il maggior numero di abitanti, le sue debolezze strutturali lo tengono confinato nelle categorie ad alto rischio. I rischi nell’ambito della sicurezza sono notevoli, e spaziano dall’attività jihadista e il banditismo rampante nel nord-est del paese, alla violenza fra comunità di allevatori dediti alla pastorizia nomade (principalmente cristiani) e allevatori stanziali (perlopiù musulmani) per il possesso delle terre nelle regioni centrali, alla ribellione a bassa intensità nella regione petrolifera del Delta del Niger. Un altro fattore da tenere in considerazione sono le recenti accuse rivolte dal Presidente USA Donald Trump al governo nigeriano per quello che ha definito il massacro dei cristiani da parte dei musulmani, che rappresenta una grave ed errata semplificazione della complessità dei conflitti in atto in Nigeria. La successiva minaccia di intervento da parte dell’esercito americano ha destato in ugual misura sorpresa e preoccupazione, e aumenta il rischio di conflitto estero. Sul fronte delle tensioni socioeconomiche, l’elevato costo della vita genera un costante rischio di proteste e scioperi in tutto il paese. Inoltre, la concentrazione di ricchezza e progresso nella città di Lagos provoca l’ostilità della maggior parte del paese, con possibilità ad un certo punto di ricadute controproducenti. Tutto questo si riflette in una classificazione del rischio di violenza politica in una categoria elevata (categoria 6/7), incorporata nella valutazione del rischio generale della Nigeria.
Altri principali rischi includono l’esposizione della Nigeria alla volatilità del settore petrolifero; il forte e costante calo dei prezzi del petrolio potrebbe incidere nel brevissimo sulla posizione finanziaria della Nigeria, e il calo della produzione di petrolio e gas rappresenta un significativo rischio di lungo termine. Inoltre, l’onere del servizio del debito potrebbe minare i recenti progressi sul fronte della liquidità, e un brusco rialzo dei tassi di interesse globali potrebbe creare un sovraccarico improvviso delle pressioni del debito estero. Tutto sommato è lecito dire che la Nigeria presenta ancora rischi significativi come mercato, ma al tempo stesso ha enormi potenziali, e i recenti sviluppi puntano a progressi incoraggianti (dall’attuale valutazione del rischio politico di MLT nella categoria 6/7).
Analista: Louise Van Cauwenbergh – l.vancauwenbergh@credendo.com