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Il regno del dollaro: resiste o si sta sfaldando?

Briciole di pane

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17/12/2025

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Punti salienti

  • l dollaro statunitense (USD) continua ad essere la valuta dominante incontestata nella finanza commerciale, così come nelle riserve internazionali globali.
  • Tra le sfide all’USD vi sono il deterioramento delle finanze pubbliche e le politiche dell’amministrazione Trump.
  • L’Eurozona, nonostante le sue solide istituzioni, necessita di una maggiore unità e forza geopolitica per rendere l’euro una valuta dominante.
  • Il renminbi cinese ha goduto di una rapida internazionalizzazione ed è destinato ad ampliare il proprio ruolo globale, rimanendo comunque sotto la stretta vigilanza delle autorità cinesi.

I recenti sviluppi — tra cui il brusco aumento dei dazi statunitensi, l’Accordo di Mar-a-Lago, la rapida adozione delle stablecoin, e gli sforzi della Cina per internazionalizzare il renminbi — hanno riacceso il dibattito su quale valuta o valute potrebbero emergere quali prossime valute predominanti delle riserve globali. Questo articolo si prefigge di fornire un quadro della situazione attuale e delle prospettive future. 

USD quale valuta dominante prevalente… per ora

Secondo i dati SWIFT, l’USD viene utilizzato in più dell’80% delle transazioni di finanza commerciale, seguito dal renminbi cinese, la cui incidenza è cresciuta significativamente negli ultimi anni, passando dal 2,5% a dicembre 2017 al 7,3% a settembre di quest’anno. Anche l’euro ha mantenuto una forte presenza. Si osserva una tendenza simile nella composizione delle riserve internazionali lorde; sebbene la presenza del renminbi cinese continui ad aumentare, la sua incidenza totale resta bassa. Il dollaro statunitense mantiene la sua posizione dominante, sebbene a giugno 2025 la quota di riserve detenute in USD fosse scesa al 56%. 

Pro e contro dello status di valuta dominante

Il dollaro statunitense, quale valuta mondiale dominante, funge da mezzo di scambio (anche per i finanziamenti e i pagamenti transfrontalieri), da unità di conto e da riserva di valore per le transazioni internazionali. Questo status conferisce vantaggi significativi agli USA, dai maggiori redditi di signoraggio, all’accesso a finanziamenti esteri più convenienti, dalla notevole influenza della politica monetaria americana sulle condizioni finanziarie globali, alla stabilità economica grazie al minore rischio di cambio. Inoltre, lo status dell’USD fornisce una leva politica, segnatamente nell’imposizione di sanzioni e l’erogazione di supporto finanziario di emergenza (vedi ad esempio la recente linea di swap con l’Argentina). Ciò nondimeno, accanto a tali benefici, vi sono alcune sfide, quali il rischio di bolle dei prezzi degli attivi dovuto allo status di bene rifugio, la potenziale perdita di competitività a causa dell’apprezzamento della valuta, e la responsabilità di fornire liquidità globale durante i periodi di stress finanziari (come dimostrato dalle linee di swap accordate dalla Fed durante la crisi finanziaria globale del 2008–09 e la pandemia da COVID-19 agli inizi del 2020).

Le ragioni dell’egemonia dell’USD in breve: punti di forza e minacce incombenti

L’USD ha mantenuto la propria posizione di valuta di riserva predominante per decenni, grazie a svariati fattori fondamentali. Innanzitutto, gli USA vantano la maggiore economia al mondo, nonché i mercati finanziari più grandi, più sviluppati e più liquidi, e sono il secondo maggior esportatore al mondo. Inoltre, la loro considerevole potenza militare continua a fornire agli USA una enorme influenza geopolitica. Godono di quadri istituzionali solidi, trasparenti e affidabili. Storicamente il sistema legale, la banca centrale indipendente e il quadro normativo del paese hanno ispirato fiducia e stabilità. Inoltre, la consolidata egemonia del dollaro statunitense crea una rete auto-alimentante.

Nonostante ciò, sono emersi diversi fattori che sfidano la supremazia del dollaro americano. Alcuni paesi hanno cominciato a cercare delle alternative, a fronte del fatto che il dollaro viene utilizzato come strumento per imporre sanzioni ad ampio raggio; ad esempio, dopo le sanzioni erogate da USA ed Europa nel 2022 — inclusa la rimozione di alcune banche dal circuito SWIFT — la Russia ha cominciato ad esplorare altri sistemi di pagamenti. Inoltre, sono emerse delle preoccupazioni in merito alla sostenibilità delle finanze pubbliche americane, in particolare dopo i significativi tagli alle imposte previsti dalla Legge “One Big Beautiful Bill” emanata nel luglio di quest’anno. È improbabile che tale detassazione possa essere controbilanciata dall’aumento dei dazi sulle importazioni e potrebbe porre la sostenibilità di bilancio sotto ulteriore pressione, come illustrato nel grafico, dove si prevede che il disavanzo di bilancio americano si mantenga elevato e che l’incidenza del debito pubblico saL’lga a più del 140% del PIL entro il 2030.

Inoltre, i cambiamenti alla politica estera, commerciale e interna intrapresi sotto la seconda amministrazione Trump hanno fatto sorgere dubbi in merito alla qualità delle istituzioni USA e all’indipendenza della Federal Reserve (il mandato di Jerome Powell alla carica di governatore della Fed termina a maggio 2026), intensificando nel contempo la frammentazione geoeconomica. Questo ha fatto diminuire la fiducia negli USA quale partner affidabile in ambito commerciale e di sicurezza. Nel lungo termine tutti questi sviluppi potrebbero contribuire ad indebolire lo status di valuta globale dell’USD.

Per migliorare lo status globale dell’USD — e per stimolare la domanda di Treasury americani e incoronare gli Stati Uniti a “cripto-capitale del mondo” — le autorità americane stanno attivamente promuovendo l’adozione di stablecoin ancorate al dollaro americano (vedi l’approvazione del GENIUS Act a luglio 2025). Inoltre, leggi quali “l’Anti-CBDC Surveillance State Act” (luglio 2025) proibiscono alla Federal Reserve di emettere una CBDC, o Valuta Digitale della Banca Centrale. Nel loro insieme queste misure riflettono una decisione strategica presa dalla amministrazione Trump di privatizzare l’emissione di valuta digitale, di fatto assegnando una parte dei redditi di signoraggio al settore privato.

La crescente adozione globale delle stablecoin ancorate all’USD, in particolare in pagamenti transfrontalieri, porta con sé notevoli implicazioni per gli USA. Gli emittenti di queste stablecoin sono diventati forti acquirenti di Treasury americani, offrendo potenzialmente al Governo americano un canale aggiuntivo di finanziamento, rinforzando al contempo l’attrattiva internazionale del dollaro.

Rischi legati alla rapida adozione delle stablecoin

Questi sviluppi però pongono alcuni rischi all’economia mondiale. Il settore delle stablecoin è altamente concentrato, e vede quali principali attori l’USDT (emesso da Tether, recentemente declassato da S&P a causa di preoccupazioni in merito alle riserve e alle pratiche di gestione del rischio) e l’USDC (emesso da Circle). Sebbene siano soggette alla normativa americana, le stablecoin restano comunque esposte ai rischi di liquidità — quali richieste di prelievo simultanee su larga scala che potrebbero far scattare la vendita forzata di attivi di riserva (inclusi i Treasury a breve termine) — nonché a vulnerabilità tecnologiche come i cyberattacchi. Una adozione diffusa delle stablecoin in varie giurisdizioni potrebbe minare l’efficacia delle politiche monetarie nazionali, le regolamentazioni delle piattaforme di scambio estere e i controlli sui movimenti di capitale.  Per far fronte a questi timori, l’Unione Europea ha introdotto il Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation), permettendo la negoziazione su piattaforme UE regolamentate solo a cripto-attività autorizzate. Dato che Tether non si è conformato al regolamento MiCA, non è più disponibile sulle piattaforme regolamentate all’interno dell’Unione Europea.

L'euro potrebbe spodestare l’USD e diventare la valuta principale?

Attualmente l’euro è la seconda valuta mondiale in termini di composizione delle riserve. L’Eurozona gode di un quadro istituzionale solido, è il maggior mercato  di esportazione globale e contiene al suo interno mercati finanziari ed economie considerevoli, seppur frammentati. Nonostante ciò, una adozione diffusa dell’euro quale valuta globale dominante è ostacolata dal fatto che è un’unione di stati sovrani con limitata integrazione fiscale e priva di una forza militare unificata e forte. Un aspetto positivo è che la Banca Centrale Europea (BCE) intende introdurre un euro digitale entro la metà del 2026, il che dovrebbe rafforzare ulteriormente l’utilizzo dell’euro.

Il renminbi potrebbe diventare la valuta numero uno?

Sebbene la Cina rappresenti la seconda maggiore economia al mondo, abbia significative attività estere (che aiutano a bilanciare l’elevato debito pubblico), un notevole e crescente potere militare, e una considerevole e crescente influenza geopolitica, l’impiego a livello globale del renminbi è ancora limitato.

Recentemente la Cina ha cercato di espandere l’utilizzo della valuta attraverso una liberalizzazione parziale dei flussi di capitali, l’istituzione di linee di swap della banca centrale, la creazione del sistema di pagamento interbancario transfrontaliero, ossia il Cross-Border Interbank Payment System (CIPS), e il lancio di una valuta digitale.

Un numero crescente di paesi in difficoltà finanziarie ed economiche si è avvalso delle linee di swap della banca centrale cinese per un sostegno alla liquidità. Si prediligono questi accordi, che generalmente hanno tassi di interesse maggiori rispetto ai prestiti del FMI e non comportano condizionalità politiche, rispetto alla tradizionale assistenza del FMI. Si prevede che tale tendenza registri una accelerazione a causa delle crescenti tensioni geopolitiche e la transizione verso un nuovo ordine globale. Il movimento verso la Cina, che gioca un ruolo primario quale prestatore internazionale di ultima istanza per molti paesi in via di sviluppo, è in atto, ed è probabile che inciderà sulla struttura del sistema monetario e finanziario internazionale. Come evidenziato in un articolo del National Bureau of Economic Research (NBER paper) in merito al ruolo della Cina quale prestatore di ultima istanza, questa evoluzione potrebbe portare ad un sistema maggiormente multipolare, meno istituzionalizzato e meno trasparente, rendendo più difficile l’identificazione e la gestione dei rischi di sostenibilità del debito.

L’utilizzo dell’USD come un’arma da parte degli Stati Uniti nella imposizione di sanzioni ha contribuito all’iniziativa della Cina di creare una alternativa allo SWIFT (il principale sistema di messaggistica globale). Nel 2015, la Cina ha lanciato il Cross-Border Interbank Payment System che al momento non può ancora sostituire pienamente le funzionalità principali di SWIFT, in quanto i partecipanti “indiretti” dipendono ancora dal sistema SWIFT per trasmettere i messaggi di pagamento relativi alle transazioni su CIPS. I partecipanti diretti (primariamente banche cinesi) possono inviare i messaggi attraverso la piattaforma proprietaria della Cina.

Nonostante questi sforzi per internazionalizzare il renminbi, i controlli sui movimenti di capitale restano una considerevole barriera all’adozione più diffusa del renminbi. Tuttavia, la valuta viene utilizzata con sempre maggiore frequenza negli scambi commerciali con la Cina e nei finanziamenti transfrontalieri, come dimostrato dalla recente decisione del Kenya di convertire in renminbi cinesi tre prestiti denominati in dollari. In futuro il renminbi giocherà un ruolo ancora maggiore a livello internazionale, sebbene continuerà ad operare sotto la stretta vigilanza delle autorità cinesi. Questo sviluppo è in linea con la strategia di lungo termine della Cina volta a diminuire la dipendenza dall’USD e a proteggere la propria economia da potenziali sanzioni americane.

Analista: Pascaline della Faille - P.dellaFaille@credendo.com

17/12/2025

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